Il Brutto Anatroccolo è una tra le più belle fiabe di Hans Christian Andersen, una storia di animali come lui amava molto scrivere e dove trasfondeva tutta la sua poesia e poeticità. A noi piace immaginarlo bambino mentre, solo, passeggia sulle sponde di un ruscello errando nel cuore e nella mente, fantasticando un mondo che poi avrebbe trasposto soprattutto nella stesura delle fiabe.

Si pensa che il Brutto Anatroccolo parli della bruttezza e della diversità, potremmo anche dire che parli della bellezza presente in noi e non vista e della peculiarità unica che abbiamo.
Il Brutto Anatroccolo è un grande viaggio alla scoperta della propria vera identità, la ricerca del proprio posto nel mondo e anche la ricerca della propria bellezza interiore. Una bellezza sempre presente in noi, alle volte oscurata, che le difficoltà, affrontate e superate, possono dare occasione di far risplendere.
Offre al bambino il grande messaggio che sicuramente diventerà un magnifico cigno, sicuramente troverà chi è simile a lui. È un viaggio che il Brutto Anatroccolo, come il bambino, deve svolgere in solitudine e dove le situazioni e gli eventi esterni che lo contrastano diventano necessari per attivare il processo di ricerca e di crescita.

Che un bambino possa sentirsi a volte un Brutto Anatroccolo è comprensibile, ma a chi non è mai capitato, almeno una volta, a qualsiasi età, di sentirsi un Brutto Anatroccolo?
Il messaggio della fiaba contiene un grande spirito di speranza e fiducia nel futuro e può ricordare a chiunque che il cigno dentro di noi è lì che aspetta… basta non dimenticarselo!

Le fiabe hanno un contenuto universale vivente e noi riteniamo che il Brutto Anatroccolo lo esprima in un modo particolarmente vivace.

Abbiamo cercato di creare uno spettacolo avvolgente e denso, dove poesia e divertimento si fondono, dove partecipazione e ascolto si alternano, passando da una suggestione all’altra, da un sorriso ad una emozione.

"È una storia fondamentale, psicologica e spirituale: fondamentale nel senso che contiene una verità così basilare per lo sviluppo umano che senza l'integrazione di questo fatto il progresso ulteriore è precario..."

Da “Donne che corrono coi lupi”
di Clarissa Pinkola Estés

dai 6 anni, durata 60 minuti

 


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